I VOTI DEL MONDIALE
a cura di Luigi Cerone

 

I giudizi espressi in questa sede, improntati il più possibile all'imparzialità,
derivano comunque da valutazioni soggettive che, in quanto tali,
risultano opinabili e non necessariamente condivisibili

 

10 M. Schumacher
Il protagonista assoluto del Mondiale, stravinto con ampio margine sul secondo classificato (Barrichello) e soprattutto ben prima dell'effettiva conclusione, a differenza di quanto accaduto l'anno scorso. La sua stagione, nei risultati addirittura superiore al 2002 (il “famoso” campionato dei record), è da incorniciare: 13 vittorie su 18 gare, 8 pole-position e tanti nuovi primati (come quello dei km in testa, strappato in Giappone a Mansell), a fronte di pochi, davvero pochi, passaggi a vuoto (Monaco e Shanghai). I titoli all'attivo adesso sono 7, una cifra impressionante.
8.5 R. Barrichello
Nonostante all'inizio dell'anno, come da recente tradizione, avesse dichiarato di sentirsi pronto a contendere l'alloro a Schumacher, ha confermato il suo standard di eterno secondo (posizione centrata ben 7 volte), piazzando però, col titolo assegnato, le classiche stoccate di fine stagione, questa volta a Monza ed a Shanghai. Ad ogni modo Rubens, il cui bottino 2004 annovera complessivamente 13 podi, ha mostrato un'ottima continuità di rendimento (16 corse su 18 finite a punti), grazie alla quale non si è fatto trovare impreparato nelle rarissime circostanze in cui il compagno di squadra è venuto meno.
7
J. P. Montoya
Complice una vettura molto ardita nelle soluzioni aerodinamiche, ha disputato una stagione modesta, correggendone parzialmente il tiro con la vittoria in extremis al GP del Brasile. Benché animato dalla consueta forte determinazione, dote con la quale ha più volte supplito alle carenze del mezzo, il colombiano ha raccolto poco, ma probabilmente il massimo nelle possibilità Williams: 3 podi (oltre il successo di cui sopra, un 2' posto in Malesia ed un 3' ad Imola) e qualche piazzamento tra 4' e 5'. Nel 2005 guiderà per la McLaren; chissà se imparerà a gestire meglio le corse in cui è costretto ad inseguire il compagno di squadra, condizione che finora lo ha mandato spesso nel pallone.
6+ R. Schumacher
Si stava incamminando verso una stagione anche più deludente di quella di Montoya, quando il muro di Indianapolis lo ha stoppato del tutto. Rientrato in occasione degli ultimi 3 impegni iridati, ha fatto in tempo a dimostrare di essere ancora perfettamente integro sia mentalmente che fisicamente, centrando un bellissimo 2' posto in Giappone.
6 A. Pizzonia
Chiamato dalla Williams a rimpiazzare l'infortunato Schumacher, si è comportato discretamente e, a differenza dell'altro collaudatore Genè (voto 4.5), ha fornito prestazioni piuttosto incisive, raccogliendo nel complesso 6 punti (7' in Germania, Ungheria e Italia).
7 K. Raikkonen
Praticamente all'asciutto fino a giugno, causa spaventosa fragilità del V10 Mercedes, ha raddrizzato la barca nella seconda metà del Campionato, dove, oltre a collezionare qualche podio (GB, Cina e, in ultimo, Brasile) ha riportato la vittoria a Spa, bissando il successo malese del 2003. La crisi dei primi Gran Premi avrebbe fiaccato chiunque, ma lui, benché sfiduciato, ha dimostrato ancora una volta tenacia e nervi saldi, ritrovando a piccoli passi, insieme all'affidabilità del propulsore, morale e prestazioni dei giorni migliori. Nonostante i molti problemi tecnici, ha strapazzato ancora una volta il compagno di squadra, “impresa” che non dovrebbe riuscirgli così facile l'anno prossimo con Montoya.
5-

D. Coulthard
E' apparso sempre demotivato, scialbo, annacquato, quasi un “passeggero privilegiato” della propria monoposto. D'accordo, la McLaren ha vissuto una crisi tecnica molto grave, ma in fondo i problemi erano gli stessi per tutti, Raikkonen in testa, il quale ci ha sempre messo una “cattiveria” e una prepotenza totalmente sconosciute allo scozzese, capace di raggranellare soltanto insipidi piazzamenti. In soldoni una stagione da dimenticare, che non gli ha tuttavia impedito di strappare un ingaggio alla neonata scuderia Red Bull.

7 J. Trulli
A conti fatti, ha disputato due campionati in uno. Il primo, corrispondente ai nove GP iniziali, è stato caratterizzato da risultati utili in serie e da un rendimento in continuo crescendo (il culmine la strepitosa vittoria a Montecarlo); il secondo, inaugurato dalla sfortunata esibizione francese (con tanto di sorpasso beffa firmato Barrichello) e dallo spaventoso botto di Silverstone, ha invece proposto soltanto tensioni e divergenze con i vertici Renault, inspiegabilmente ansiosi di appiedare l'abruzzese. Alla fine il prematuro approdo in Toyota, buono solo per affilare le armi in prospettiva 2005.
7- F. Alonso
I numeri dicono che ha fatto meglio dello scorso anno (59 punti vs. 55), ma con una gara in più e soprattutto una vittoria in meno; il giovane spagnolo, infatti, non è riuscito a ripetere il clamoroso exploit magiaro del 2003, alternando prestazioni ottime (vedi GP di Francia, in cui ha ceduto soltanto a “Mr. 4 soste” Schumacher) ad ingenui svarioni (Montecarlo e Monza); in generale, comunque, si è mostrato sensibilmente più efficace della R24 (di un spanna inferiore alla “sorella” della passata stagione), affrontando le sfide iridate con piglio aggressivo e determinato. Il futuro della F1 passa soprattutto da lui.
5.5 J. Villeneuve
Se da un punto di vista pubblicitario ha garantito alla Renault un certo ritorno d'immagine, in termini puramente agonistici si è rivelato la peggiore scelta possibile per spalleggiare Alonso nella caccia al 2' posto fra i Costruttori; lontano per un anno dal Circus, il canadese ha (incolpevolmente) palesato un ovvio appannamento fisico ed un certo disagio nella “bagarre pura”, remando sempre nelle posizioni di rincalzo. Se non l'altro, l'apprendistato in Renault gli tornerà utile per la prossima avventura in Sauber.
8+ J. Button
L'autentica rivelazione del Mondiale, il solo pilota in grado di opporre una più che dignitosa resistenza allo strapotere Ferrari. Ha marcato punti praticamente ovunque, raccogliendo ben 10 podi (4 secondi posti, 6 terzi) ed una splendida pole-position (Imola); per la brillantezza e la continuità dimostrate nonostante il prolungato contenzioso contrattuale con la scuderia, avrebbe senz'altro meritato una vittoria (la prima in carriera), sogno accarezzato da vicino in almeno un paio di circostanze (Montecarlo, Shanghai). Fantastica la prestazione offerta nel GP di Germania, concluso al 2' posto dopo una rimonta eccezionale (13' al via), per nulla condizionata dal precario fissaggio del casco.
7- T. Sato
Al primo vero anno in Formula1 ha dimostrato indubbie qualità velocistiche, a cui, con il tempo, dovrà saper accoppiare maturità e raziocinio, virtù indispensabili per monetizzare tutte le potenziali occasioni di successo. Il ragazzino non ha demeritato (8' assoluto con 34 punti all'attivo), ma ha spesso pagato la scriteriata esuberanza con ingenui incidenti o fumose rotture. Il piede c'è (da ricordare la sorprendente prima fila ottenuta al Nurburgring), la testa… ancora non del tutto.
7+ G. Fisichella
Per nulla intaccato nelle motivazioni dal tragicomico biennio Jordan, si è subito adattato senza problemi alla nuova realtà Sauber, frequentando, grazie ad un talento enorme ed un bagaglio di esperienza altrettanto cospicuo, la zona punti con disinvolta e metodica puntualità (9 centri). Benché fugace, l'esperienza elvetica ha rappresentato la vetrina ideale per rilanciare Fisico agli occhi dei grandi: la Renault nel 2005 gli offrirà buone chance iridate, anche se lui continua a sognare la Rossa…
5- F. Massa
Dopo l'anno di apprendistato trascorso in Ferrari a rimuginare sugli errori del 2002, stagione del suo opaco debutto in Formula1, sembrava dovesse definitivamente spiccare il volo e quindi consacrarsi come una delle realtà più interessanti della categoria; invece ha deluso di nuovo, sconfitto sistematicamente dal compagno di squadra e dalla proverbiale foga che gli impedisce di impostare le corse con la necessaria lucidità. Il 4' posto di Spa (suo miglior risultato di sempre) e la momentanea leadership nel GP del Brasile valgono poco o nulla, bisogna cambiare registro.
5.5 M. Webber
Ecco un'altra potenziale eterna promessa, che a 29 anni, dopo tre di purgatorio tra Minardi e Jaguar, approda in un top team (Williams) con l'etichetta di fenomeno (?) e una manciata di piazzamenti alle spalle. Eppure, rispetto al 2003, l'australiano è apparso (assieme al Giaguaro morente) in calo, oltremodo sciupone delle rare occasioni avute per ben figurare (GP Malesia); se non altro, di carattere ne ha sempre avuto da vendere, risultando costantemente più efficace della vettura. Ma saprà canalizzare nel modo giusto la propria aggressività, trascinando la scuderia anglo-tedesca fuori dal recente impaccio ?
4.5 C. Klien
S
ulla carta è stato più regolare del compagno di squadra (14 arrivi contro 10), inanellando in realtà piazzamenti anonimi, frutto di esibizioni molto modeste. Nel complesso non si è comportato malissimo (buono il 6' posto di Spa), ma ha denotato frequenti “sbalzi” di concentrazione, causa ora di ingenue disattenzioni (Montecarlo), ora di manovre discutibili (Canada).
5
C. da Matta
A metà stagione è diventato all'improvviso il capro espiatorio Toyota (molto probabilmente in luogo del compagno di squadra), senza avere comunque tutte le colpe attribuitegli; il pilota brasiliano, infatti, ha sempre mostrato dedizione e impegno, ma sfortunatamente non è stato assecondato né dalla vettura, prima, né dalla squadra, poi. L'avvento di Zonta (s.v.) non ha certo migliorato le cose.
5-
O. Panis
Da un vecchio volpone come lui, tradizionalmente etichettato come pilota duro ed arcigno, era lecito attendersi un Campionato almeno decoroso, fatto di prestazioni incisive e non di remissive rinunce a fondo gruppo. Vero che la TF104 si è rivelata un trattore, ma lui avrebbe dovuto costantemente dar sfogo al proprio istinto di lottatore.
5 N. Heidfeld
In una parola un calvario, da cui presumibilmente avrà modo di rifarsi al volante della Williams. Il suo Mondiale è stato una sequela di ritiri (per guasti meccanici) e delusioni, dettate soprattutto dalla consapevolezza di poter competere a malapena con le Minardi. Un paio di stagioni fa avrebbe dovuto sbocciare in McLaren, ma gli preferirono Raikkonen; adesso a Grove gli offrono una bella possibilità di rivincita, per dimostrare innanzitutto che il suo talento non è stato offuscato, ma soprattutto per ritornare il “Nick the quick” conosciuto alla Sauber.
4 G. Pantano
Seppure volitivo ed ambizioso, non è stato propriamente all'altezza del compito affidatogli. La sua condizione di novizio, accoppiata al pessimo stato di salute della scuderia, ha fatto emergere una serie preoccupante di limiti, soprattutto psicologici. Più volte, nel tentativo di strafare e scrollarsi di dosso la pressione, ha commesso errori ingenui, compromettendo, con la sua guida sin troppo irruente, gare già di per sé improbe. Più che altro per ragioni di sponsor, è stato rimpiazzato dall'inerme Glock (voto 5), addirittura 7' in Canada per la maxi squalifica di Williams e Toyota.
5 G. Bruni
Si è trovato a debuttare in Formula1 nella stagione forse più disgraziata per la Minardi, scuderia fortemente condizionata da un budget ridotto e, di conseguenza, da materiale obsoleto. Gimmi ha sempre mostrato un ottimismo e una volontà sorprendenti, anche dopo sessioni di qualifica chiuse a 6” dalla pole, ma ciò non è bastato a sovvertire un'annata assai deficitaria, in cui il 14' posto ha rappresentato il miglior risultato.
5 Z. Baumgartner
Benché cronicamente più lento ed impacciato del compagno di squadra, ha conseguito due obiettivi prestigiosi: mantenere il posto fino alla fine (circostanza ormai molto rara nei piccoli team) ed incamerare un incredibile punto nel GP statunitense. Per lui, inedito ungherese della Formula1, sempre di traverso in pista, è il massimo.
 

 

Vuoi esprimere un opinione in merito?
parlane sul nostro
forum

 

Sintesi - Foto - Cronaca giro x giro - Classifica finale
Ritiri - Classifica giri veloci - Record
Classifica mondiale Piloti - Classifica mondiale Costruttori
HOME