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Dopo la perdita di Lorenzo Bandini, nel 1967, Enzo Ferrari non aveva più voluto piloti italiani sulle sue vetture di Formula 1: cambiò idea per Michele Alboreto. Gli piaceva quel giovane milanese, di padre friulano e madre di origine libica. Ferrari lo descriveva come un pilota "veloce e di bello stile: doti che mi rammentavano Wolfgang von Trips, al quale Alboreto somigliava anche nel tratto educato e serio". Pilota di un talento e di una classe superiori, Albereto si segnalò per la prima volta nel 1979, classificandosi secondo nel Campionato Italiano di Formula 3. Si era dimostrato intelligente e veloce al volante delle Tyrrell-Ford appoggiate economicamente dal conte Zanon nel Campionato di Formula 2 e in gare di durata. Esordio in Formula 1 al Gran Premio di San Marino a Imola nel 1981. Nella stagione successiva vinse l’ultima gara della Stagione, il Gran Premio degli Stati Uniti a Las Vegas, disputato nel parcheggio dell’Hotel Caesar Palace, dopo il doppio ritiro delle Renault. Vinse ancora nell’anno successivo sempre negli Stati Uniti, questa volta a Detroit (ultimo successo del V8 Ford Cosworth aspirato). |
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Con tali risultati ottenne un ingaggio da titolare alla Ferrari, dove rimase fra il 1984 e il 1988. Con la più potente Ferrari turbo 126 C4 Michele Alboreto si affermò presto: Gran Premio del Belgio 1984, "Pole Position" e vittoria. Ma la sua grande stagione fu il 1985: gestendo con lucida precisione i terribili cavalli della 156/85 conseguì due vittorie in Canada e in Germania, 4 secondi posti e altri piazzamenti, facendo ben sperare i tifosi della Ferrari che da oltre trent’anni aspettavano un successo tutto italiano da quando cioè, nel 1952-53, Alberto Ascari aveva primeggiato con la Ferrari. Restò in vetta alla classifica mondiale fino ad agosto, poi improvvise modifiche alle turbine del motore Ferrari compromisero l'affidabilità e il Titolo gli sfuggì a favore di Alain Prost con la McLaren-TAG Porsche. Le sue stagioni successive alla Ferrari si alternarono fra alti e bassi e alla fine della Stagione 1988, dopo la morte di Enzo Ferrari, lasciò la squadra per sua volontà. Dopo 80 Gran Premi con il Cavallino Rampante, nel 1989 Alboreto tornò alla Tyrrell e proseguì con altre squadre di medio livello (Footwork, Larrouse, BMS Scuderia Italia) fino al 1994, ultima Stagione in Formula 1 al volante di una Minardi-Ford, dove conquistò gli ultimi punti iridati al Gran Premio di Montecarlo. Ha preso il via a 194 Gran Premi ed è uno dei piloti della Storia della Formula 1 con più gare di esperienza. In seguito ha corso in Formula Indy, in Superturismo e nel 1997 ha conseguito una meta “storica” al volante di una Porsche Sport vincendo la 24 Ore di Le Mans con il suo ex compagno di squadra in Ferrari Stefan Johansson e con Tom Kristensen. Sempre a Le Mans giunse quarto con una Audi nel 1999 e terzo nel 2000. Il 25 aprile 2001, mentre collaudava la nuova Audi in vista della gara di Le Mans sul circuito tedesco del Lausitzring, è scomparso in un incidente dalla dinamica ancora sconosciuta. Tanta commozione e grandi dimostrazioni di affetto sono giunte alla famiglia dopo quest’improvvisa scomparsa che ci ha lasciato tutti increduli. Michele Alboreto è stato uno dei più dotati piloti italiani delle ultime generazioni, che ha caratterizzato un decennio della Storia delle corse e non verrà mai dimenticato.
Fonti consultate:
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