Giuseppe Farina

Nato a Torino (Italia) il 30.10.1906 - 30.06.1966

 

Figlio di un fratello del celebre carrozziere Pinin Farina, Giuseppe detto Nino fu il primo Campione del Mondo nella Storia iridata della Formula 1. E pensare che si era laureato in legge, prima di cominciare a rischiare in bicicletta, a cavallo, sugli sci e con le auto da corsa. Iniziò la sua carriera di pilota con un’Alfa Romeo 1500 nell’Aosta-Gran San Bernardo. Non fu un esordio fortunato: riporto la frattura di una spalla e diverse ferite al volto.

Dopo alcune stagioni come pilota privato con la Maserati, entrò nella Scuderia Ferrari raccomandato da Tazio Nuvolari, e il suo impegno nello sfidare i potenti team tedeschi con auto di molto inferiori terminò spesso con incidenti. Anche se la guerra frenò la sua carriera, fu tra i fortunati che poterono intraprenderla di nuovo con successo. Nel 1946 tornò alla vittoria nel Gran Premio delle Nazioni a Ginevra. Poi, per tre stagioni, corse e vinse con la Maserati, mentre era anche pilota di riserva della Ferrari. In quello che fu il primo anno del nuovo Campionato del Mondo di Formula 1 del dopoguerra ebbe l’onore di vincere il 13 maggio 1950 a

 

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Carriera

Silverstone in Inghilterra la prima gara ufficiale del Campionato. Conquistò il Titolo Mondiale nell’ultima gara a Monza battendo i compagni di squadra Juan-Manuel Fangio e Luigi Fagioli al volante dell'Alfetta 158, come con vetture Alfa Romeo si era laureato campione italiano nel 1937 e 1938. Passò alla Ferrari con l'aureola del Titolo Mondiale, nel 1952, ma vi trovò un compagno vincitutto qual era Alberto Ascari: Farina, vicino più ai 50 anni che ai 40, era sempre secondo.

Nelle sue quattro stagioni da ferrarista vinse un solo Gran Premio titolato, dopo che Ascari perdette una ruota, sui saliscendi micidiali del Nürburgring nel 1953 con la 500 F2, e raccolse altri successi in gare di durata o secondarie. Nel Gran Premio d’Argentina 1953, una delle gare più folli di tutta la Storia della Formula 1 per un invasione di pista del pubblico argentino, fu protagonista di un’uscita di pista che causò nove morti per evitare un bambino che attraversò la pista. Fu sempre, in ogni modo, “un grandissimo pilota, l'uomo del coraggio che rasentava l'inverosimile”: lo valutava così Enzo Ferrari. “Per lui si doveva stare sempre in apprensione: alla partenza e in prossimità del traguardo era capace di fare pazzie. Era duro e spietato in pista, con un modo di guidare temerario e spericolato, difatti aveva un abbonamento alle corsie d'ospedale”. Giuseppe Farina fu colui che introdusse in Formula 1 lo stile di guida con le braccia distese e il busto eretto: un modello per Stirling Moss. Da più di una persona fu considerato un pilota spietato e inflessibile, con un’aggressività più adatta agli anni Novanta che agli anni Cinquanta. Nel 1956 e 1957 tentò perfino l'avventura di Indianapolis, ma la morte del compagno di squadra in prova lo indussero a lasciare le corse. Successivamente divenne concessionario dell’Alfa Romeo e della Jaguar in Italia.

Perì in un incidente stradale in Francia, al volante di una Lotus-Cortina, vicino alla città francese di Chambery, il 30 giugno 1966, poco dopo aver compiuto i sessant’anni. E così, il pilota individualista che custodiva gelosamente la sua privacy, che non aveva nemmeno voluto partecipare ai festeggiamenti per il suo Titolo Mondiale, non poté impedire che una moltitudine triste e silenziosa lo accompagnasse al suo ultimo box.

 

Testi di Mattia Albera

Fonti consultate:
“Storia della Formula 1” di P. Casamassima;
“Auto da Corsa” – Fabbri;
"Quattroruote Formula Uno" - 1999

 

 

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