|
|
||
![]() |
Dovette farsi strada con grandi fatiche nel mondo della Formula 1, per questo, fin dagli esordi, Graham Hill fu ammirato come uomo che si era fatto da solo. I suoi primi anni sono segnati dalla mancanza di soldi, e la prima vettura che Hill possiede è una Austin del 1929. La macchina è talmente tanto un vero rottame - quello che ci si aspetterebbe di avere per 70 dollari - che gli mancano anche i freni: per fermarla è costretto a strisciare i pneumatici contro i marciapiedi! Più tardi, con molto sarcasmo, ironizza sul fatto che ogni pilota in erba dovrebbe possedere una macchina come quella che ha avuto lui. Un giorno vede su un giornale una pubblicità di una nuova scuola di guida sportiva con la quale, chiunque sia interessato, può guidare una vettura |
|
|
da gara a Brands Hatch per cinque scellini al giro. Hill va e compie quattro giri e, come dichiarerà in futuro, "da quel momento cambiò tutto." A Londra nel 1958 conosce Colin Champan, che lo assume come meccanico e lo fa debuttare el Gran Premio di Monaco del 1958. Due anni dopo, lasciò la Lotus per approdare alla BRM, e nel 1962 vince la sua prima gara più altre tre e il suo primo titolo. Nelle tre successive stagioni, dette vita a eccezionali duelli con i migliori piloti del momento, vincendo a Monaco e negli Stati Uniti, ma senza mai vincere il titolo per i troppi guasti meccanici della sua BRM. Fu, inoltre, pilota della Ferrari in gare sportive. Nel 1966 vinse la 500 Miglia di Indianapolis e nel 1967, quando nessuno se lo aspettava, firmò con la Lotus per guidare la 49B. Colin Chapman lo affiancò a Jim Clark, e i due si sarebbero certamente contesi il titolo nella stagione 1968, ma la morte di Clark lasciò il peso della squadra a Hill. Non fu facile, ma Graham riuscì a conquistare il suo secondo titolo. Nel 1969 vinse per la quinta volta il Gran Premio di Monaco, stabilendo un record che sarebbe stato battuto solo da Senna e da Schumacher. Dopo la stagione 1970, trascorsa con il team di Rob Walker, al volante di una Lotus, passò alla Brabham nelle due annate successive. A Watkins Glen rimane coinvolto in un terribile incidente che lo vede costretto su di una sedia a rotelle. Dopo essersi rimesso dalle sue ferite ricomincia a correre ma senza ulteriori successi. Di questa fase della sua carriera va ricordata la vittoria nella 24 ore di Le Mans nel 1972 su Matra, in coppia con Henri Pescarolo. Ai suoi tempi Hill era l’unico pilota a poter vantare un palmares tanto vario: Monaco, Indianapolis, Le Mans e il campionato del mondo di Formula 1. A partire dal 1973 finanziò la propria squadra di Formula 1, la Embassy, comprando dei teali Lola e modificandoli quel tanto che basta a potergli dare un altro nome; purtroppo il successo non arriva. Si ritirò nel 1975, deluso dalla non qualificazione al suo amato gran premio di Montecarlo. La vettura verrà affidata al giovane Tony Brise, che però morirà con lui quando cade l’aereo che stava pilotando. Era il 29 novembre 1975 e il mondo non vedrà più il famoso casco con le strisce bianche fino a quando, nel 1992, suo figlio Damon riporta in Formula 1 questa famosa icona rendendogli onore vincendo anche lui il mondiale nell'anno 1996.
Testi di Davide Fonti consultate:
|
||
| |