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Un pilota che si bruciò correndo e vivendo "Oltre ogni limite", come dice il titolo della sua autobiografia. Ha un'avviata attività da salonista che ha ereditato dal padre Leslie, a Farnham, alla quale torna negli intervalli tra una gara e l'altra. Esordì a 21 anni e a 23, nel 1952, si confrontava già con i Campioni della Formula 1. Enzo Ferrari ammirò il "coraggio freddo e calcolato" di quel ragazzone biondo dagli occhi chiarissimi, capace di audacie sconfinate senza emozione, ma anche "incline a paurosi cedimenti": l'anno seguente lo chiamò alla sua squadra e Hawthorn vinse con la Ferrari 500 F2 il Gran Premio di Francia a Reims precedendo Fangio, Gonzalez, Ascari e Farina. Nel 1954, vittoria in Spagna su circuito di Pedralbes e terzo posto nella Classifica Mondiale. 1955, tragedia e gloria: passato alla Jaguar Racing, Hawthorn vinse la 24 Ore di Le Mans dopo aver provocato con un sorpasso avventato la strage di 90 spettatori falciati dalla Mercedes-Benz di Pierre Levegh. Tornato alla Ferrari nel 1957, Mike Hawthorn conquistò l'anno seguente il Titolo Mondiale, vincendo ancora a Reims e con cinque secondi posti. |
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Proprio a Reims rinunciò a doppiare la Maserati 250F di Juan-Manuel Fangio, che si avviava a conquistare il quarto posto alla sua ultima gara in Formula 1: un umiliazione che un pilota dal calibro di Fangio non meritava, e che Hawthorn volentieri gli risparmia. In quell'episodio è racchiusa la mentalità di un pilota che non si è mai considerato un professionista del volante, preferendo un rapporto da "gentlemen" con le corse. Un rapporto che ha la riprova in un altro episodio: nel 1952, agli esordi in Formula 1 con la Cooper, Mike stava raggiungendo la pista facendosi trainare da amici la monoposto, quando vede una bella ragazza a piedi, e non ci pensa due volte ad offrirle un passaggio che però la ragazza, incredula, rifiuta. Mike Hawthorn è dunque Campione del Mondo: è lui l'uomo che raccoglie l'eredità di Fangio. È il primo pilota inglese a riuscire nell'intento, così come era stato il primo pilota inglese a vincere un Gran Premio in Formula 1. Passa qualche settimana soltanto dalla conquista del Titolo e l'elegante pilota in papillon annuncia la propria intenzione di ritirarsi dalle competizioni. L'aveva detto nel momento di scendere dalla propria vettura al termine del Gran Premio del Marocco, proprio a Romolo Tavoni. L'uomo di Ferrari gli era andato incontro per congratularsi e gli aveva urlato, nell'euforia del momento, che quel successo l'avrebbe ripetuto l'anno successivo. Mike aveva risposto che nel 1959 avrebbero vinto senza lui: intendeva ritirarsi con quella corsa. Ma Tavoni non gli aveva creduto e si era guardato bene dall'avvertire Enzo Ferrari del proposito del loro nuovo Campione del Mondo. Mike Hawthorn annuncia il proprio ritiro dalle competizioni con un sintetico comunicato stampa all'inizio del mese di dicembre. Chi lo conosce bene non si stupisce. Tutti sanno dello specialissimo rapporto che lo legava all'amico Peter Collins (rimasto ucciso in gara al Gran Premio di Germania al Nürburgring) e, anzi, i più si sono stupiti che, dopo l'incidente, Mike abbia potuto continuare la Stagione con la concentrazione necessaria. Alla morte di Collins si era aggiunta anche la terribile scomparsa del compagno di squadra Luigi Musso in un incidente in gara al Gran Premio di Francia a Reims. Le corse le ha sempre sentite come la coltivazione di un hobby. Per questo motivo ha sempre firmato contratti annuali, in modo di non sentirsi impegnato a continuare in un'attività che, per lui, era principalmente fonte di svago. Un mese e mezzo dopo l'annuncio del proprio ritiro, la mattina del 19 gennaio 1959, Mike Hawthorn muore in un incidente stradale non distante da Londra. È una mattina piovosa quando il Campione del Mondo 1958 perde il controllo della sua automobile andando a sbattere contro un albero mentre percorreva la Guilford, poco fuori da Londra. Hawthorn è al volante di una Jaguar. Lungo la strada aveva incontrato l'automobile di Rob Walker, il team manager della Scuderia che porta il suo nome, e sembra che Mike avesse voluto dar vita a una sfida. La velocità l'aveva nel sangue, come tutti i piloti di Formula 1. Due anni prima, arrivati all'aeroporto di Nizza per il Gran Premio di Monaco, Hawthorn, Collins e Moss avevano ciascuno noleggiato un'automobile con la quale, lungo i veloci allunghi da brivido della Haute Corniche, si erano sfidati per vedere chi avrebbe raggiunto per primo il Principato. Il Mondo è sotto shock. E non solo quello sportivo. In Inghilterra i giornali escono con Titoli a nove colonne in prima pagina. Mike era diventato un eroe nazionale e patrimonio di tutti. Pochi sanno che la sua vita era comunque segnata. Il dinoccolato pilota gentiluomo, amante dei piaceri della vita, aveva un solo rene e, per giunta, irrimediabilmente malato. I medici, anche se nessuno del Mondo della velocità ne era al corrente, gli avevano pronosticato, al massimo, cinque anni di vita.
Fonti consultate:
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