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Tre titoli mondiali e 27 vittorie in gran premio fanno di Stewart uno dei più grandi piloti di tutti i tempi. Il suo atteggiamento coerente e onesto, il suo comportamento da vero professionista cambiarono il volto della formula 1 e fecero di lui uno dei personaggi chiave della storia dell’automobilismo. Come Rosemeyer, Fangio o Senna, Stewart un innato senso della precisione (denominato in gergo “colpo d’occhio). Campione nazionale di tiro al piattello, non fece parte della squadra del suo paese alle olimpiadi di Roma 1960 perché alla selezione finale non ebbe fortuna. Sia stata o no quella delusione a spingerlo a seguire le orme di suo fratello maggiore, Jimmy, nelle gare di auto sportive, egli dovette dar prova di essere davvero bravo in tali competizioni se Ken Tyrrell lo notò e gli propose di guidare la sua Cooper-BMC in F3. Trionfarono, e la Formula 1 gli aprì le sue porte nel 1965. l’offerta della Lotus era allettante, ma Jackie preferì fare l’apprendistato con calma (si fa per dire) alla BRM prima di diventare il secondo pilota del connazionale Jim Clark, che era all’apice della notorietà ed era il pupillo di Colin Chapman.
L’ascesa fu straordinaria: podio al suo secondo gran premio (Monaco) e |
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Carriera |
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vittoria all’ottavo (Italia). Tuttavia nel 1966 la BRM iniziò una parabola discendente, dalla quale Stewart uscì alla fine del 1967 con un palmares non molto più ricco, benché le offerte per lui continuassero, compresa quella della Ferrari.
Stewart fu anche il primo a interessarsi seriamente alla questione sicurezza nei GP, da quando nel 1966 a Spa un temporale improvviso rende pericolosissima la gara e le vetture escono di pista una dopo l’altra, tra questi anche Stewart che perde il controllo della sua BRM e finisce in un fosso a bordo pista. Il suo compagno di squadra, Graham Hill, ha dichiarato: "La mia vettura continuava a girare su sé stessa e quando finalmente sono riuscito a fermarla ho visto la macchina di Jackie nel fosso. Era rimasto incastrato nella sua BRM, inoltre il serbatoio si era rotto ed era completamente coperto di benzina. C’era un forte rischio di incendio e, dopo aver chiuso la pompa di iniezione, ho provato a tirarlo fuori. Dal momento che lo sterzo gli bloccava le gambe l’ho dovuto rimuovere prima di poterlo estrarre di lì.".
Stewart: "Sono rimasto intrappolato nella mia vettura per venticinque minuti quando, finalmente, Graham e Bob Bondurant sono riusciti a liberarmi utilizzando la chiave inglese di uno spettatore. Non c’erano dottori e mi hanno caricato nel retro di un furgone. Finalmente un dottore mi ha dato un primo soccorso vicino alla torre di controllo dove sono stato messo su una barella, sul pavimento, circondato da cicche di sigarette. Finalmente è arrivata un’ambulanza a prendermi e, con la scorta della polizia, siamo partiti per l’ospedale ma la scorta ha perso l’ambulanza sulla quale nessuno sapeva la strada da prendere per l’ospedale di Liége. Per tutto questo tempo erano convinti che io avessi una rottura delle spina dorsale, dal momento che no potevo muovere le gambe, e solo dopo un controllo più accurato si è scoperto che le mie ferite non erano così gravi come si pensava subito."
"Ho compreso che se questo è il meglio che abbiamo c’è poco da stare allegri: non andava bene la pista, le vetture, la copertura medica, gli impianti anti incendio e le squadre di emergenza. C’erano balle di fieno che sembravano blocchi di cemento, molti oggetti a bordo pista contro i quali era pericolosissimo andare a sbattere, gli alberi non erano protetti e cose simili. E’ una cosa impensabile per i giovani piloti di oggi. Semplicemente ridicola. E mortale!"
"Se dovessi lasciare un’eredità a questo sport, penso proprio che si tratterebbe di qualcosa che riguarda la sicurezza dal momento che quando ho cominciato a correre io le misure di sicurezza erano diaboliche." Da quel giorno pretende un sistema di sgancio veloce del volante della sua BRM.
Insieme con Louis Stanley, team manager della BRM, promuove una campagna per aumentare gli standard di sicurezza e le attrezzature mediche in caso di incidenti gravi. Inizia così una lunga battaglia in salita che continua ancora oggi.
La sua fiducia in Ken Tyrrell e la sua esperienza con la Matra in F2 lo portarono a lanciarsi nell’avventura di chi voleva costruire una nuova squadra, che in sei anni avrebbe scritto pagine trionfali dell’automobilismo. Un ciclo che Stewart avrebbe potuto chiudere da membro nell’allora ristretto “club dei 100”, in quanto il gran premio degli Stati Uniti 1973 sarebbe stato il centesimo della sua carriera. Però, dopo la morte del suo compagno di squadra Francois Cevert, il giorno prima durante le prove, comunicò a Tyrrell che preferiva non correre, e rimanere a quota 99 gare. Sicuramente, in questo caso, la corona inglese non ebbe dubbi a conferire il titolo di baronetto a Sir John Young Jackie Stewart…
Nel 1997 Jackie Stewart rientra in Formula 1 non come pilota ma come proprietario dell’omonimo team in società con suo figlio e con la Ford, che vendette alla Jaguar alla fine del 1999, con il bilancio di una vittoria. Attualmente fa parte della dirigenza Jaguar.
Testi di Davide
Fonti consultate:
www.ddavid.com
"Auto da corsa" - Fabbri
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