Autodromo di Interlagos
(a cura di Alessandro Crupi)

 

 

 







 




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Lunghezza: 4,309 km
Dstanza (giri): 71
Distanza (km):
305,909 km

ESORDIO IN F1: 1973

RECORD
In Prova: Montoya (Williams FW24-Bmw) in 1'13"114, media 212,167 km/h (2002)
In Gara: Montoya (Williams FW26-Bmw) in 1'11"473, media 217,038 km/h (2004)
Sulla Distanza: Montoya (Williams FW26-Bmw) in 1h28'01''451, media 208,517 km/h (2004)


2 Novembre 2008 ore 19.00 - Autodromo di Interlagos (Carlos Pace)

La storia del Gp del Brasile transita necessariamente dal circuito di Interlagos. È proprio su questa pista, situata in un sobborgo di San Paolo, che il paese sudamericano fece il suo debutto in F1. L'evento accadde nel 1973 e fu celebrato con grande clamore dagli sportivi brasiliani. Il loro entusiasmo salì poi alle stelle nel momento in cui l'idolo dei tifosi carioca Emerson Fittipaldi tagliò per primo il traguardo precedendo il suo tradizionale rivale per la corsa al titolo: Jackie Stewart. Il simpatico "Emmo" venne celebrato come un eroe appena sceso dalla sua vettura. La pista di Interlagos, dunque, non poteva ricevere battesimo migliore per il suo esordio in F1 pur se il 1973 non rappresentò propriamente "la prima volta" ufficiale del circuito sotto le insegne del Circus iridato.
Già l'anno prima gli organizzatori della corsa avevano allestito il tracciato per ospitare una sorta di gara-test con lo scopo di saggiare l'effettiva possibilità di inserire la competizione nel calendario della stagione successiva. Una simile procedura era allora molto comune per qualsiasi paese che richiedeva una presenza in F1.

In ogni caso, da quel 1973, Interlagos avrebbe ospitato le monoposto da Gran Premio in 6 occasioni. Poi, a partire dal 1981, fu il circuito di Jacarepaguà a prendere il sopravvento. Le scarse misure di sicurezza avevano anche determinato l'esclusione di Interlagos dal grande giro. Così, per tenersi al passo con i tempi, venne avviata un'imponente opera di rinnovamento sull'intero impianto e, nel 1990, l'autodromo ricevette il sospirato beneplacito dalla Federazione per rappresentare in pianta stabile la gara brasiliana del campionato fino ai giorni nostri. Tra le curiosità di Interlagos non si possono certo dimenticare i tre successi consecutivi ottenuti dai piloti brasiliani nel magico triennio '73, '74 e '75. In questa speciale classifica relativa a questo periodo primeggia Fittipaldi con due vittorie seguito da Carlos Pace (alla cui memoria fu poi intitolato il circuito). Strutturalmente la pista può essere suddivisa in due configurazioni: 1 e 2. L'odierno percorso non è che l'ultima versione del tracciato. Dal 1973 al 1980, infatti, le vetture si sono sfidate su un circuito che sviluppava 7960 metri e tanta fantasia. Era caratterizzato da una prima parte velocissima, in cui si distinguevano tre lunghi rettilinei spremi-motore e da un tratto misto in cui emergevano due bellissimi curvoni avvolgenti e una serie di tornantini lentissimi che precedevano il rettilineo del traguardo.
La cosiddetta pista 1 era un percorso impegnativo, originale e dotato delle tipiche peculiarità dei circuiti "old-style". La velocità media sul giro (per l'epoca) era abbastanza sostenuta (oltre 190 km/h) mentre destava particolare interesse il lunghissimo curvone posto dopo il breve rettilineo parallelo alla "Reta Opposta". In quel punto il bilanciamento del telaio, la capacità del pilota di mantenere una traiettoria costante e la resa delle gomme erano fattori determinanti per impostare la corretta percorrenza della monoposto.

Tutto questo fino al 1980. A partire dal decennio successivo, infatti, la F1 si esibisce nella configurazione 2. La differenza che balza subito all'occhio è la notevole riduzione della lunghezza. Oltre tre km della vecchia pista sono stati cancellati con un'estensione complessiva di 4340 metri in luogo dei precedenti 7960. Le modifiche hanno interessato in particolare la zona occupata dai suddetti curvoni. Una sezione certamente spettacolare ma anche pericolosa e, quindi, inadatta alle esigenze della F1 moderna. È stata, inoltre, introdotta una "esse" in discesa (denominata "esse Senna" a seguito della morte del campione brasiliano) dopo il traguardo in un punto che era precedentemente interessato da due brevi curve di raccordo. La restante zona mista non ha subito cambiamenti ed è aumentata, nel contempo, la velocità di percorrenza, grazie anche allo sviluppo tecnico delle monoposto. La caratteristica singolare del circuito brasiliano è l'irregolarità del manto stradale che costringe gli organizzatori a riasfaltare periodicamente la pista. Nel complesso, Interlagos è un tracciato medio-veloce che offre diverse opportunità di sorpasso utilizzando i due rettilinei e le staccate delle curve più lente. L'elisir della velocità su questa pista va ricercato nel compromesso di assetto ottimale. Le curve richiedono molta precisione in quanto il sottosterzo è sempre in agguato e si rischia di andare fuori traiettoria con evidente facilità. La "esse Senna" (o "Essedos Senna" detto alla brasiliana) rappresenta il punto più selettivo del circuito attuale. E' uno dei pochi tratti in cui il pilota può fare la differenza disegnando autonomamente la migliore linea di guida. I corridori lambiscono i cordoli e si tuffano in piena accelerazione nel curvone a sinistra che immette nella Reta Opposta.
Nonostante la scomparsa di una sezione molto spettacolare del circuito, quindi, Interlagos rimane ancora oggi uno dei circuiti più tecnici e interessanti della F1.

Lunghezza: 4,309 km
Dstanza: 71 giri pari a 305,909 km
ESORDIO IN F1: 1973

RECORD
In Prova: R. Barrichello (Ferrari F2004) in 1'10"646, media 219,579 km/h (2004)
In Gara: J. P. Montoya (Williams FW26-Bmw) in 1'11"473, media 217,038 km/h (2004)
Sulla Distanza: J. P. Montoya (Williams FW26-Bmw) in 1h 28'01''451, media 208,517 km/h (2004)

 



- LA PREPARAZIONE FISICA DEL PILOTA

<<Caldo, fatica, sobbalzi, la pista più dura che c’è .-
Il Brasile gioca brutti scherzi. Dopo le prime due tappe, Interlagos è il primo, vero e durissimo appuntamento della stagione. Secondo me si tratta della gara più difficile di tutta la stagione sul piano fisico. Per fortuna quest’anno ci arriveremo più preparati, avendo già disputato due gare prima, ma ogni pilota teme questa corsa. In primo luogo si gira in senso anti-orario, cosa a cui non siamo abituati (succede solo qui ed a Imola). Poi fa caldo anche se non in modo esagerato come in Malesia. La pista è molto faticosa, anche per l’alto livello di aderenza dell’asfalto. Inoltre non concede respiro: ha continui cambi di direzione. Utilizziamo molto carico aerodinamico e ciò provoca un grande sforzo al volante. Il fondo stradale poi, è molto sconnesso. Quindi ci sono tutte le componenti per rendere questa gara molto dura. Il tracciato di Interlagos lascia pochissimi spazi per eventuali errori. Sul piano della preparazione è importante allenare i muscoli del collo <invertendo> i soliti esercizi, proprio perché si gira al contrario. Per ovviare ai problemi dovuti al fondo sconnesso, è importante effettuare molti esercizi di riscaldamento prima di salire in macchina, altrimenti al primo colpo è facile rimanere “bloccati”. A me è successo quest’inverno a Barcellona. Mi ero riscaldato, ma non abbastanza e al primo giro mi sono trovato coi muscoli del collo bloccati! A Interlagos ci sono almeno cinque curve molto veloci e difficili, ma un punto in particolare è durissimo: il curvane parabolico che immette sul rettifilo di partenza. Nei primi giri non te ne accorgi molto, ma col passare dei giri, se non sei in perfetta forma non senti più la testa. Io non ho mai usato i supporti laterali per la testa, ma quest’anno vista l’aderenza maggiore che genereranno le nuove gomme, forse li adotterò.>>




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