DEDICATO ad Ayrton

a cura di Luigi Cerone

Senna pensiero

 
 

Ricordare Ayrton Senna soltanto per le sue imprese sportive sarebbe forse riduttivo. Il brasiliano, infatti, nel corso del suo cammino, breve ma intenso, ha sempre mostrato una saggezza, una profondità ed una sensibilità fuori dal comune. In questa sede riepiloghiamo alcune delle sue esternazioni più famose, diverse per argomento ma accomunate dal fatto di costituire una vera e propria filosofia di vita.

La fede, la vita, i sogni

Sono un privilegiato, ho sempre avuto una vita molto bella. Ma tutto quello che ho ottenuto dalla vita l’ho guadagnato con l’impegno e il desiderio fortissimo di raggiungere i miei obiettivi, di vincere, nella vita, non come pilota. Per avere occorre meritare, per meritare occorre lavorare. Perciò lasciate che vi dica che, chiunque voi siate nella vita, dovete avere una grande forza e una grande determinazione, affrontando qualsiasi cosa con grande amore e fede in Dio: un giorno raggiungerete i vostri obiettivi e avrete successo. Ogni persona ha la sua fede, il suo modo di guardare alla vita. La maggior parte della gente rifiuta temi come questi. Per quanto mi riguarda l'importante è essere in pace con se stessi. Il modo per trovare questo equilibrio per me passa attraverso la fede in Dio. Lui mi dà la forza e ci ha dato la vita, un dono che siamo obbligati a conservare con cura. Leggendo la Bibbia ho avuto l’impressione che Dio parli con noi. Ho sperimentato la presenza di Dio sulla terra. Se vado in chiesa, ci vado solo con me stesso e mi piace essere lì da solo. Io trovo più pace, in questo modo.

I sentimenti sono il combustibile della vita, la benzina con cui tutti cerchiamo la motivazione. Io ho il privilegio di piangere. Nel mondo oggi tante persone non lo fanno più. Io non ho paura di mostrare i miei sentimenti.

L’importante è avere rispetto reciproco. Solo il rispetto può mantenere la correttezza nel rapporto, sia professionale che umano. Quando non c’è rispetto non esiste più nulla.

Si possono vedere lati positivi anche nelle situazioni negative ed è possibile utilizzare tutto come esperienza per il futuro.

L’unico modo per utilizzare appieno i nostri mezzi è riuscire ad essere più sé stessi. E così facendo c’è anche un altro vantaggio: ci si può migliorare costantemente, senza limiti.

Non potrai mai cambiare il mondo da solo. Però puoi dare il tuo contributo per cambiarne un pezzetto. Quello che faccio davvero io per la povertà non lo dirò mai. La Formula 1 è ben misera cosa in confronto a questa tragedia. Il nostro successo più grande è amare gli esseri umani.

Se una persona non ha più sogni, non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà. Per me è uno dei principi della vita

Le cose ti riportano alla realtà di quanto tu sia fragile; ad un certo momento tu stai facendo qualcosa che nessun altro è capace di fare. In quello stesso momento sei visto come il migliore, il più veloce, ma sei enormemente fragile. Perché in un piccolo secondo, è tutto finito.

La competizione, il rischio, i veleni

Correre, competere è nel mio sangue, è parte di me, è parte della mia vita; è da sempre che lo faccio e viene prima di ogni altra cosa. Correre è la mia passione. La Formula 1 è una gran parte della mia vita. Battermi al volante è nel mio sangue. Non sfuggire alla lotta è nella mia natura. Io voglio essere il più veloce, io voglio dimostrare di essere il migliore. La cosa importante è vincere tutto, sempre. È la voglia di vincere che mi spinge ad andare avanti. È questa la mia maggiore motivazione; la voglia di vincere è ciò che mi spinge a gareggiare. A me non interessa arrivare secondo o terzo. Io corro per vincere, per quanto è possibile. Può anche succedere che commetta un errore, certo. È impossibile fare sempre la cosa giusta. Ma io corro per vincere. Ogni pilota è convinto di essere il migliore e di poter vincere tutto. Tutti vogliamo vincere e c'è soltanto un posto per la vittoria, soltanto un numero uno. La mia determinazione, la mia dedizione, il desiderio che ho di essere il numero uno, questa è la mia forza. Io ho il desiderio di andare più veloce, di farlo meglio. Se divento il numero uno, significa che sono meglio di ogni altro. Ad ogni modo, se dovessi mai andare meglio, significherebbe che sono capace di restare il numero uno. Io so quanto difficile sia diventare il numero uno, e quanto sia difficile restare il numero uno. La cosa più importante è la gioia che mi dà ogni vittoria; il piacere che offre, al pari di una grande conquista, un'enorme sfida, come combattere e vincere una battaglia. Senza queste emozioni, tutte queste emozioni, correre non avrebbe senso..

La pole position è come una gara di cento metri. Dai tutto quello che hai, in quel minuto, minuto e mezzo, trattenendo il fiato in certe curve, non respirando per bilanciare meglio la vettura, per aumentare la sensibilità. La carica di adrenalina è incredibile, da un secondo all'altro. Credo che sia il momento più grande, il più forte, il più alto. Ogni volta che ottengo una pole position, mi sento rinascere e voglio accaparrare la prossima, anno dopo anno, pole dopo pole. Basta guardare il numero di pole position che ho fatto, il numero di volte che sono partito in prima o in seconda fila; la percentuale di rischio che ho dovuto affrontare è forse la più elevata rispetto a qualsiasi altro pilota. Il mio più grande desiderio è sempre stato di andare più veloce di tutti, anche dell'orologio. Penso che con un simile pensiero, presto o tardi tutti i risultati arrivino come una conseguenza

Sin dai tempi del go-kart, fatta eccezione per il 1984 in Formula 1, sono sempre partito davanti, non sempre in pole position, ma in prima fila, primo o secondo posto. Se si parte sempre davanti agli altri, è più probabile che ci si trovi coinvolti in battaglie, perché chi sta davanti è lì per vincere, non per scherzare.

C'è una certa dose di rischio nelle corse automobilistiche e la F1, come sapete, fa parte di queste corse. Così quando guidi, fai le prove o corri sei esposto a dei rischi. Ci sono rischi calcolati e altri che provocano situazioni inaspettate. E tu puoi non esserci più, cosi, in una frazione di secondo. In questo modo capisci che tu non sei nessuno. All'improvviso la tua vita può finire. Ciò fa parte di questo mestiere; o lo affronti da professionista, in modo distaccato, o altrimenti lasci perdere e smetti e si da il caso che io ami troppo quello che faccio per lasciare semplicemente perdere; non posso, è parte della mia vita.

(sui fatti di Suzuka 1990) Puoi aver torto o ragione, ma devi combattere per quello che ritieni giusto. Pensai di lottare per una cosa che ritenevo giusta, perché mi avevano rovinato l'anno prima e durante l'inverno. Poi mi hanno rovinato qui quando ho ottenuto la pole position e avrei dovuto partire dal lato giusto. Posso garantirvi che, se la pole position fosse stata assegnata in maniera corretta, non sarebbe accaduto alcun incidente, perché avrei avuto un avvio migliore. Sarei stato in testa alla prima curva, senza alcun problema. Tutto questo accadde a causa di una decisione sbagliata, influenzata. Tutti lo sanno ora e tutti ne conosciamo il motivo. Il risultato fu la collisione alla prima curva. Contribuii all'accaduto, sì, ma la responsabilità non fu mia.

(ancora Suzuka 1990) Non ero disposto a permettere che quel tipo (Prost…) arrivasse alla curva davanti a me. Doveva solo lasciarmi passare. Aveva la possibilità di passare lui per primo. Pensò di farlo. Ma non gli riuscì perché volevo farlo io. Non mi importava se ci saremmo scontrati. Spinsi a fondo la macchina, lui si spostò verso l'interno - e ci scontrammo. "Perché provocai l'incidente? Perché ero stato rovinato dal sistema. Se questo succede ogni volta che cerchi di fare il tuo lavoro in modo trasparente e giusto, cosa devi fare? Tirarti indietro e dire, 'grazie, sì, grazie'? È chiaro che non è possibile.

   


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