|
|
||||
|
||||
|
|
||||
All'età di otto anni guida già la macchina del padre e guarda all'Europa, estasiato dalle imprese di Jim Clark e Jackie Stewart. A 10 anni ecco il primo kart da competizione. Dal momento che non ha ancora l'età per gareggiare (ci vogliono 13 anni), Ayrton si accontenta di fare pratica sul locale circuito di Parco Anhembi, immaginando magari di emulare Emerson Fittipaldi, primo brasiliano ad aggiudicarsi, nel 1972, un Campionato del Mondo di Formula 1. Passa poco tempo ed Ayrton può finalmente affrontare la sua prima gara ufficiale, organizzata sulla piccola pista ricavata all'interno dell'autodromo di Interlagos: ci sono tutti i piloti locali più in gamba, tra cui Maurizio Sala. Da Silva (che utilizzerà ben presto il cognome materno Senna) mostra subito tutta l'energia repressa che si porta dentro da quando ha cominciato a guidare, e vince. Nel 1977 si aggiudica il Campionato Kart Sudamericano, ripetendosi l'anno successivo. Adesso il suo obiettivo è il campionato mondiale a Le Mans. Contro molti avversari fortissimi, Ayrton riesce ad arrivare sesto; benché tale risultato venga considerato sensazionale, data la poca esperienza, lui torna scontento in Brasile per non aver vinto nessuna delle tre gare che componevano le finali. Nel 1979 ritorna in Europa e finisce secondo nel Campionato del Mondo ad Estoril. L'anno successivo a Nivelles, in Belgio, ottiene di nuovo la piazza d’onore. Le edizioni iridate ’81 ed ’82 gli portano invece minor fortuna (è 4’ a Parma e 14’ a Kalmar, in Svezia) Nel 1981 approda alla Formula Ford grazie alla scuderia Van Diemen, adattandosi ben presto alle nuove potenze. Con al seguito la giovane moglie Liliane Vasconcelos, Ayrton debutta a Brands Hatch, concludendo 8'. Una settimana dopo, a Thruxton, giunge terzo. Van Diemen nota il potenziale del suo giovane pilota e gli assegna una nuova vettura con la quale arriva puntuale la prima pole-position (il 22 marzo sul circuito di Mallory Park). Il primo anno di Inghilterra decreta Ayrton vincitore di entrambi i campionati corsi. Ora lui è di fronte ad un bivio: tornare in Brasile o continuare a correre, ben sapendo di dover trovare uno sponsor ed investire molti soldi? Il problema è complesso perché nel suo paese le sponsorizzazioni vanno principalmente ai tanti piloti che corrono nelle formule maggiori. Ayrton, frustrato, annuncia il suo ritiro, affermando che un pilota mediocre con i soldi può correre…addirittura con la macchina migliore, mentre un buon pilota senza soldi deve rinunciare. Torna quindi in Brasile dove lavora aiutando il padre nei suoi affari. Ma dopo quattro mesi il fuoco che gli brucia dentro lo spinge a ritornare nel mondo delle corse. La moglie Liliane, abituata a vivere nel lusso e preoccupata di una nuova vita fatta di sacrifici, si accorda per la separazione. Milton da Silva, intanto, fornisce al figlio una sponsorizzazione aggiuntiva a quella di una banca brasiliana, un budget sufficiente per un solo anno di corse. Nel 1982, assieme alla Scuderia Rushen Green, Ayrton vince 22 gare ed il campionato. La tappa successiva è adesso la Formula 3, ultimo ostacolo prima della Formula Uno. Il Campionato Britannico è composto da 20 circuiti molto impegnativi per il pilota e la vettura. Due i favoriti: Ayrton Senna e la grande speranza locale Martin Brundle. Il brasiliano inanella subito nove vittorie, ma l'inglese non si scompone e si accontenta dei piazzamenti, sfruttando poi ogni minimo errore dell'avversario. Il campionato si decide perciò all'ultima gara a Thruxton. Ayrton, mostrando determinazione ed attenzione al dettaglio, due sue future prerogative, chiede una revisione completa del propulsore della vettura. Conquista pole, gara e titolo. Senna si presta così definitivamente all'attenzione della Formula1. Purtroppo, i team di primo piano (tra cui la Williams, con cui svolge un sorprendente test a Donington) sono già "occupati" dai grandi campioni del momento: ad Ayrton non resta che iniziare dalla Toleman. Il
debutto in Formula1 avviene al GP del Brasile 1984. Nonostante una macchina
imbarazzante, Ayrton riesce a qualificarsi ottavo. Il primo punto iridato
arriva alla seconda gara in Sudafrica, nonostante la perdita dell'alettone
anteriore. Il GP che lo consacra campione si svolge invece a Montecarlo,
su una pista che non conosce assolutamente. Senna è tredicesimo
in griglia, ma in gara, sotto una pioggia torrenziale, compie sorpassi
su sorpassi. Dopo 30 giri è ad un passo dal leader Prost, ma la
corsa viene interrotta dal fin troppo solerte Ickx. Ayrton chiude al 2'
posto. Alla fine del 1984 Ayrton passa, con l’italiano De Angelis, alla Lotus, scuderia in calo dopo la scomparsa del leggendario Colin Chapman. L'auto è veloce (lo dimostrano le 7 pole position conquistate dal brasiliano), ma spesso poco affidabile. Comunque, in occasione del secondo GP stagionale (Portogallo), Ayrton vince per la prima volta, dominando sotto la pioggia. Seguirà un'altra vittoria a Spa. Nel 1986 a Senna si affianca l’inglese Johnny Dumfries. La nera Lotus è ancora carente in affidabilità, anche se Ayrton, oltre ad 8 pole, mette a segno due belle vittorie (a Jerez precede Mansell di pochi millesimi) che gli valgono il 4' posto nella classifica finale. Nella
stagione successiva la Lotus cambia pelle e diventa gialla. Le vittorie
stagionali di Senna (il cui compagno di squadra stavolta è il giapponese
Nakajima) sono sempre due, di cui una a Montecarlo, circuito che diventerà
suo incontrastabile terreno di conquista. E’, fra l’altro,
il primo successo di una vettura dotata di sospensioni attive. Il 1989 è l'anno del fattaccio. La McLaren è ancora sugli scudi ma stavolta, con una discutibile manovra alla chicane di Suzuka, la spunta Prost, sempre più nemico di Senna: il francese stringe platealmente Ayrton ed esce di pista insieme a lui. Il brasiliano riparte, vince, ma viene successivamente squalificato dalla Federazione (più che altro da Balestre) per un fantomatico "taglio di chicane". Il titolo va a Prost. Senna, profondamente deluso dal collega e dalla massima autorità sportiva, è deciso a mollare tutto. Ci ripensa, ed all’inizio del 1990 afferma: "È chiaro che io abbia pensato di abbandonare, andarmene a casa e non venire qui. Sono un professionista ma anche un essere umano e i miei valori di vita sono più forti del desiderio di molti d'influenzarli e di distruggerli. Ecco perché oggi sono qui, correrò al massimo, perché tutti noi, come voi della stampa, tutti quelli che contribuiscono, direttamente o indirettamente, all'automobilismo, hanno responsabilità nei confronti di questo universo di tifosi e dei milioni di telespettatori che ci guardano in televisione. Bisogna fare attenzione a non essere usati, evitare di pubblicizzare valori sbagliati oppure concetti errati. Sfortunatamente, questo accade di frequente". Prost firma con la Ferrari, mentre l’austriaco Berger è il nuovo compagno di squadra di Senna. Il Campionato propone lo stesso duello degli anni precedenti, ed è ancora Suzuka il teatro dello scontro decisivo. Senna è in pole, Prost al suo fianco. Il francese parte meglio ma alla prima curva Senna lo butta fuori. La vendetta è compiuta. Si tratta di un gesto tanto umanamente comprensibile quanto sbagliato, e alla fine di un biennio nero lo sport esce sconfitto. "Dedico questa vittoria a chi mi ha fatto perdere il mondiale '89... le corse sono fatte così, a volte finiscono subito dopo il via, a volte a sei giri dalla fine. Il
1991 di Ayrton è un anno meno complicato. La Ferrari, in rotta
con Prost, non è competitiva mentre la Williams, molto discontinua,
deve ancora trovare il giusto compromesso tra velocità ed affidabilità.
Senna vince finalmente in Brasile (una liberazione urlata attraverso la
radio di bordo), dopo aver percorso buona parte dei giri con la sola sesta
marcia. Da segnalare anche lo spettacolare testa a testa con Mansell nel
GP di Spagna: tutto il rettilineo ruota contro ruota! Senna si laurea
campione del mondo, per la terza ed ultima volta, ancora a Suzuka, regalando
il successo parziale al fedele scudiero Berger. Nel 1993 sigla un accordo di massima con Williams, ma Prost (al rientro dopo un anno sabbatico) gli sbarra la strada, ponendo un veto sul suo nome: Senna è bloccato in Mclaren, dove non riesce più ad avere una macchina all’altezza. Ayrton comunque non si arrende e disputa una stagione straordinaria, forse addirittura la migliore della sua carriera. Dopo un tira e molla contrattuale, è secondo nel GP d’apertura (Sudafrica) e primo in quello successivo (Brasile). La terza gara della stagione si corre a Donington… Per i primi turni di prove ci sono pochi spettatori, intirizziti dal clima freddo e piovoso. Non sanno ancora che assisteranno ad una corsa storica. A far grande un pilota, non sono solo i risultati complessivi ma, più spesso, i singoli episodi. Gilles Villeneuve, ad esempio, è entrato nel cuore degli appassionati grazie ad imprese che hanno fortemente emozionato il pubblico. Ayrton Senna non può essere da meno e, tuffandosi alla sua maniera nei rivoli d’acqua, suggella un primo giro da leggenda. “Magic”, sfruttando ogni punto del tracciato, supera Schumacher, Wendlinger, Hill ed il frastornato Prost. La facilità delle manovre, compiute indifferentemente all'interno o all’esterno delle curve, è impressionante. I presenti trattengono il fiato, affascinati da una dimostrazione di superiorità pura. Un boato accoglie Ayrton al suo primo passaggio. Il resto della gara è un classico già visto tante volte. Senna vola con la sua McLaren mentre gli altri arrancano inesorabilmente. Lo stesso Schumacher, molto forte sul bagnato, va fuori. Le condizioni della pista, intanto, variano in continuazione. Prost si ferma addirittura sette volte per cambiare le gomme, Ayrton cinque. Una delle soste si rivela pure inutile per un’incomprensione con il box (il brasiliano tira dritto perché i meccanici sono impreparati), ma Senna, pur con gomme slick, risulta lo stesso più veloce di tutti. Incredibile! Alla fine, taglia il traguardo con quasi un minuto e mezzo di vantaggio su Hill, un giro su tutti gli altri. Si trova così inaspettatamente al comando della classifica generale ma sa benissimo che la stagione andrà a favore della Williams a "meno che...non piova sempre". Durante la conferenza stampa, Prost al solito inizia ad accampare scuse, lamentandosi della sua vettura. Ayrton lo zittisce subito: "Vuoi fare cambio con la mia McLaren? Io ci sto". Il commento più significativo è quello del grande Stirling Moss: "Ayrton Senna, con questa gara, si è definitivamente consacrato come il più grande pilota di tutti i tempi. Dopo Fangio e Clark sarà lui, ora, la pietra di paragone per la generazione futura di piloti“. Comunque, la stagione ’93 si conclude, nonostante gli sforzi di Ayrton, con la prevedibile vittoria del binomio Prost-Williams. Resta però il ricordo di un duello impossibile, proprio per questo affascinante e indimenticabile, suggellato dall’abbraccio pacificatore che Ayrton offre in Australia ad Alain: la loro guerra finisce così. Nel 1994 Senna approda finalmente alla Williams, un obiettivo cercato a lungo. Accanto a lui c'è Damon Hill. La vettura però presenta difetti strutturali, non è più il meccanismo perfetto di Mansell e Prost (quest’ultimo ritiratosi dall’attività). Ayrton colleziona due ritiri nelle prime due gare. Imola dovrebbe essere la gara del riscatto, ma in un tragico incidente (dovuto presumibilmente alla rottura del piantone dello sterzo) il brasiliano perde la vita. Il mondo sportivo e non, già in lutto per la scomparsa (durante le prove) del giovane pilota austriaco Roland Ratzeberger, piange lacrime amare. Questa immane tragedia segna la Formula Uno per molti anni. Senna porta via con sé un talento che sembrava illimitato ed una incredibile voglia di vincere. Sulla pista era molto aggressivo, nella vita di tutti i giorni generoso, premuroso e sensibile. Destinava molti dei guadagni per aiutare la gente meno fortunata e dopo la morte è stata costituita una fondazione a suo nome, il cui obiettivo è il recupero dei bambini di strada brasiliani (meninhos da rua). Causa un carattere solo apparentemente spigoloso è sempre stato attaccato da quei piloti che piuttosto si sentivano minacciati dal suo talento. Lo hanno spesso umiliato, incolpato di nefandezze clamorose, lo hanno definito "scorretto, sleale, spregiudicato, mistico". ERA SEMPLICEMENTE IL PIU’ GRANDE. | ||||
| |