2007. Dai tribunali ai miracoli: la pazza stagione

 

Cosa rimarrà, alla storia, del Campionato del mondo di Formula Uno 2007? La prima cosa che verrebbe in mente è l’ingerenza dell’azione disciplinare della FIA che si è manifestata nei momenti clou di una stagione in cui l’elemento agonistico sembrava passare in secondo piano. Ed effettivamente la cosiddetta “Spy-story” Ferrari-McLaren ha avuto un ruolo non secondario nell’evoluzione del Campionato, ma forse non nel suo destino. Partiamo dal principio e ci basta poco per capire che il

 

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Classifica Mondiale

 

Analisi
Tecnica

Mondiale 2007 differisce parecchio dagli ultimi trascorsi.
Dopo anni di dominio quasi incontrastato del pluricampione del mondo Michael Schumacher, che lascia la Ferrari alla fine del 2006, la F1 perde agonisticamente un grande protagonista; il vuoto sembra confinato alla scuderia di Maranello, che provvede inserendo nel suo organico, al fianco del promettente Felipe Massa, il pilota che, almeno in un paio di occasioni, ha sfiorato la corona iridata: parliamo del finlandese Kimi Raikkonen.

La scuderia del Cavallino si presenta il 18 marzo 2007 a Melbourne con una squadra in cui l’esperienza del finlandese e la grinta del brasiliano Massa dovrebbero far dimenticare in fretta le imprese del tedesco 7 volte campione del mondo. La vettura sembra quella degli anni migliori; dimenticata la debacle del 2005 ed archiviata la buona vettura del 2006, la F2007 è un’evoluzione della precedente. Valgono le regole generali della passata stagione: qualifiche del sabato articolate in tre sessioni in cui le prime due selezionano in un numero di 10 le vetture che potranno giocarsi la pole position; i motori devono durare due GP. Ma la vera novità è la monogomma Bridgestone dopo anni di duello fra la casa nipponica e la francese Michelin, scelta che sulla carta dovrebbe eliminare gli eventuali privilegi riservati alle scuderie di punta che impiegano coperture pensate apposta per loro.

L’orizzonte dei rivali della scuderia di Maranello in cerca di riscatto dopo due anni di digiuno vede una rediviva McLaren che al fianco di Alonso, Campione del Mondo in carica strappato alla Renault, porta al debutto un giovanissimo pilota inglese che nelle serie minori ed in particolare in GP2 ha vinto praticamente tutto, parliamo di Lewis Hamilton. La scuderia iridata nel biennio 2005/2006, la Renault, rimpiazza Alonso col finlandese Kovalainen, già collaudatore della scuderia francese, confermando l’italiano Fisichella. Ma che la stagione della scuderia diretta da Flavio Briatore sarà solo l’ombra della precedente è evidente sin dai primi test invernali in cui i tempi dei piloti della Regie non riuscirono mai ad avvicinarsi sensibilmente a quelli delle squadre destinate a dividersi i podi della stagione 2007: McLaren, sempre motorizzata Mercedes, e Ferrari. Dalle restanti scuderie molte promesse ma pochi risultati se si fa eccezione per la BMW che, in stretta competizione con la rivale Mercedes, schiera sulle proprie vetture il regolare Heidfield e la stella nascente dello sport automobilistico polacco Robert Kubica, che riusciranno a portare la scuderia tedesca al secondo posto della classifica finale costruttori.

Ferrari-McLaren, è subito duello…

Pronti via ed è subito Australia dove le Ferrari si distinguono per la pole di Raikkonen mentre Massa parte dal fondo iniziando in salita gara e campionato. Kimi sembra non sbagliare quasi nulla, e la vittoria e il giro più veloce in pista sembrano il prologo di una stagione stellare da far invidia al miglior Schumi d’altri tempi. La Malesia sembra iniziare bene per Massa che si prende la pole ma la McLaren è in agguato e riesce a bruciare la Ferrari con Alonso che passa il brasiliano ed Hamilton che fa lo stesso con Raikkonen. Le Rosse non brillano particolarmente ad inizio gara mentre le McLaren volano verso la prima doppietta stagionale resistendo al forcing che Raikkonen esprime nel finale. Il podio parla chiaro, due McLaren a stappare lo champagne con un Hamilton che mostra di non temere la personalità del compagno di squadra sciorinando una sicurezza, una freddezza ed un ardimento da pilota maturo. In casa Ferrari monta il malcontento del giovane Massa che, archiviata la stagione 2006 servita più da affiancamento al Re Schumi, è ora in cerca di visibilità dopo un inizio deludente. Ma Massa si rivelerà presto uno dei piloti più veloci e già in Barhein, ad un mese dall’inizio del campionato, fa segnare la seconda pole consecutiva. La domenica della gara tutti gli occhi, almeno della Ferrari e dei suoi sostenitori, sono puntati su Felipe: non può, non deve sbagliare e così accade. Le Ferrari riusciranno a chiudere la porta agli avversari finendo in prima (Massa) e terza posizione (Kimi) impedendo alla coppia Alonso-Hamilton di fare il colpaccio. Ma il vero colpaccio avviene in casa McLaren dove Hamilton chiude davanti a Alonso innescando così i primi venti di bufera in seno alla scuderia anglo-tedesca ancora troppo ambigua nella gestione dei suoi piloti; almeno a detta dello spagnolo, cui i trattamenti di assoluto privilegio che Briatore gli riservava in seno alla Renault sembrano un miraggio lontano.

La mancanza del GP di San Marino ad Imola si fa sentire; fra il terzo ed il quarto GP della stagione passerà un mese e l’assenza di un GP glorioso come quello del Santerno è un peso difficile da digerire per tutti gli appassionati di automobilismo abituati a calcare per 26 primavere consecutive il suolo dell’autodromo che fu teatro di memorabili giornate formulistiche, dal duello fratricida Villeneve-Pironi al trionfo di Tambay sulla Rossa nr 27 del mitico Gilles; poi l’indimenticato Elio De Angelis vincitore dopo la squalifica del professor Prost, i brividi di Piquet e Berger al Tamburello, la rivincita di Patrese dopo i fischi dell’83 e l’ultima curva del grande Ayrton Senna solo per citare alcuni momenti che hanno reso Imola indimenticabile nel bene e nel male.

Ed è Spagna ed è ancora Massa; il brasiliano della Ferrari non si ferma più, ancora pole e vittoria resistendo ad uno strepitoso Hamilton e al principio d’incendio che minaccia la Ferrari nr 5 alla prima sosta ai box. Se è il momento di Massa non lo è di Raikkonen; la promessa della F1 da almeno 4 anni sembra non aver trovato il giusto feeling con la vettura e con la squadra, e Montecarlo ne sarà la riprova. Alonso si prende il gradino più alto del podio ma subito sotto di lui c’è il Lewis, attaccato come un’ombra allo spagnolo che annega la minaccia continua della velocità del compagno nelle bollicine dello champagne monegasco e nella mondanità del Gran Galà riservato al vincitore. Massa è terzo.

Ma la tempesta è ormai nell’aria e non solo per la lotta intestina Alonso-Hamilton, ancora peraltro non ufficialmente dichiarata. 9 giugno 2007: GP del Canada a Montreal, autodromo Gilles Villeneuve. E’ il sabato delle qualifiche da ricordare per la bellissima pole di Hamilton, la prima in carriera; l’inglese cerca la vittoria, la vuole e partire davanti a tutti è la migliore premessa per riuscirci. La gara è ricca di emozioni; Hamilton sembra imprendibile, non sbaglia nulla, tiene un ritmo forsennato degno dei grandi piloti del passato. Le Ferrari, che in griglia sono state sopravanzate anche dalla BMW di Heidfield, arrivano a toccarsi senza conseguenze; Kimi rischia di uscir di pista ma è fortunato a rientrare senza conseguenze per la vettura. Ma il vero fortunato del giorno è Robert Kubica che al 26° passaggio decolla con la sua BMW alla chicane del Casinò piroettando più volte in aria ed atterrando in mezzo alla pista con la vettura distrutta. Sono attimi di panico, il pilota è immobile ma i livelli di sicurezza ormai raggiunti in F1 scongiurano il peggio e il polacco se la cava egregiamente senza conseguenza alcuna.

Una settimana dopo si compie il secondo atto della trasferta nordamericana del Circus ed è ancora Hamilton a vincere. All’indomani della gara, la terza consecutiva incolore per la Ferrari che chiude con Massa terzo e Raikkonen quarto, arriva però una denuncia pesante da parte della Ferrari: la McLaren, servendosi dell’ex capo meccanico di Maranello Nigel Stephney, avrebbe fatto indebito ed illegale uso dei progetti Ferrari per le proprie vetture; siamo solo all’inizio del tormentone della spy-story che da questo momento farà da sfondo al prosieguo della stagione.

La stagione dei veleni…

Si entra così nel vivo della stagione e il primo luglio si ricomincia da Magny Cours; la gara vive tutta all’insegna Ferrari coi due piloti che tengono la testa della corsa sin dall’inizio quando Kimi supera Hamilton che sarà comunque abile a mantenere la terza piazza fino alla fine. Prima doppietta stagionale per i piloti in Rosso. Una settimana dopo è già Silverstone, in casa della McLaren e di Hamilton che cerca la miglior consacrazione in casa dove l’attende un pubblico cui manca un Campione del mondo dai tempi di Damon Hill. Ma la gara parla di nuovo Rosso Ferrari; la pole, per la prima volta quest’anno, è di Raikkonen che chiude poi primo davanti alla coppia Alonso-Hamilton. A metà Campionato e la situazione in classifica piloti è la seguente: Hamilton 70 punti contro i 58 di Alonso, i 52 di Raikkonen e i 51 di Massa; la sfida si fa interessante.

In Germania, Raikkonen conferma il suo ottimo momento ottenendo un’altra bella pole ma l’evento che la fa da padrone è il brutto incidente occorso ad Hamilton che esce di pista lanciatissimo a causa di una rottura meccanica. Ma non c’è nulla di scontato in questa stagione 2007 e il giorno della gara il decimo posto in griglia è occupato dalla McLaren nr 2 di Lewis, fieramente tornato a correre grazie alla scocca della sua McLaren, all’immediato soccorsi del personale medico di pista e soprattutto alla sua fibra coriacea. La gara è caotica; alla partenza le Ferrari vanno in testa mentre Lewis recupera subito molte posizioni; ma sarà Alonso a vincere davanti a Massa e ad un ritrovato Webber mentre Kimi termina la gara a 26 giri dalla fine per un guasto alla sua Ferrari.

Prima della pausa estiva, il Circus della F1 passa da Budapest dove le speranze Ferrari sembrano ulteriormente deluse dall’ennesimo exploit di Hamilton che si prende pole e vittoria mentre la Ferrari deve accontentarsi della piazza d’onore per Kimi, autore di una buona gara ma senza guizzi particolari. E’ già tempo di bilanci, positivi per la McLaren prima in entrambi i campionati, sicuramente non brillante per le Rosse relegate al secondo posto per uno scoraggiante intreccio di risultati alternativamente negativi per i due piloti del Cavallino, fermi a 20 punti da Hamilton che può seriamente guardare al mondiale. Anche la giustizia sportiva ride alla scuderia di Woking; le è riconosciuto il reato di spionaggio industriale ma, in assenza di concrete prove che dimostrino l’effettivo utilizzo della “refurtiva” a proprio vantaggio, la FIA non infligge alcuna sanzione lasciando uno sciame di polemiche circa l’impunità di un autentico “furto di idee e progetti” comunque riconosciuto dalla Federazione ed ammesso dalla stessa McLaren.

Ma alla vigilia del GP della Turchia il Campionato si tinge di nuovo di giallo, anzi di rosso non solo per l’ennesima pole di Massa e per la doppietta Felipe-Kimi ma soprattutto per la vergogna McLaren. A parlare stavolta è un suo pilota, Alonso, il Campione del Mondo che si sente buggerato in seno al team; la tensione con Ron Dennis è alle stelle. I due non si parlano più ma quello che più brucia è il ricatto che il boss inglese deve subire dallo spagnolo che parla di come la McLaren voleva vincere il Campionato a danno della Ferrari. La Federazione fa quadrato sui piloti della scuderia britannica, anche Hamilton parla ma è Alonso il vero artefice del “tradimento” a Dennis; la FIA li grazia per la collaborazione profusa, la McLaren ora rischia grosso. Le voci si rincorrono, Fernando spara a zero sugli stretti contatti fra Stepney e la scuderia di Woking, i progetti Ferrari circolavano eccome, passavano per le mani di uomini McLaren implicati nello spionaggio, i piloti e i collaudatori li testavano, Dennis non poteva non sapere. La Federazione ha ormai elementi concreti per prendere una decisione che viene rimandata al 13 settembre; la Ferrari spera nella giustizia sportiva ma la vera risposta la da in pista.

Ad Instabul le vetture sono perfette, i piloti altrettanto; Felipe vince sulla stessa pista in cui aveva trionfato l’anno precedente, Kimi è autorevolmente dietro il compagno, Alonso è terzo, Lewis è solo quinto attardato dall’afflosciamento di un pneumatico. La classifica è ora meno dura per la Ferrari e Monza è la piazza ideale per proseguire la risalita. Ma il GP d’Italia fa ripiombare la scuderia del Cavallino nell’angoscia. Alonso si prende la pole, la McLaren la prima fila e a Monza è già una sconfitta per le Rosse, ma non finisce qui. Al decimo giro Felipe è appiedato da problemi tecnici, la rabbia gli si legge in volto, le possibilità di lottare per il titolo si allontanano sempre più per il brasiliano cui i problemi di affidabilità hanno finora pesato più che a Raikkonen che chiude terzo dopo una gara non esaltante. Monza amara, quindi, ma le sorprese non finiscono. Quattro giorni dopo il GP d’Italia la FIA puntualmente emana il verdetto della spy-story e la sentenza è molto pesante per la McLaren: squalifica immediata dalla classifica costruttori e ammenda di 100 milioni di dollari. Dennis è nella bufera; gli sponsor minacciano di sciogliere i contratti, la perdita economica e d’immagine è ingente. In questa atmosfera inizia la fase finale di una stagione dai risvolti impensabili fino a pochi mesi prima.

Accadeva nell'anno 2007....

MAGGIO
Nicolas Sarkozy è eletto Presidente
della Repubblica Francese

Il Milan si aggiduca la Coppa Campioni, battendo il Liverpool per 2-1 allo
Stadio Olimpico di Atene

SETTEMBRE

All'eta di 72 si spegne a Modena il
più grande tenore italiano:
Luciano Pavarotti

OTTOBRE
Stoner si aggiudica con la Ducati il Campionato del mondo della Moto Gp, il titolo torna in italia dopo 35 anni

NOVEMBRE
Decede a Milano, Enzo Biagi,
uno dei giornalisti più
popolari del XX secolo

Finale a sorpresa…

In una sola settimana di settembre il Campionato subisce l’ennesima brusca sterzata: dal trionfo McLaren di Monza (9 settembre), alla condanna “federale” della scuderia di Woking (13 settembre) alla conquista del titolo Costruttori della scuderia di Maranello in Belgio (16 settembre).

A Spa Francorschamp va infatti in onda il Gran Premio più denso di risultati della Ferrari nel 2007: prima fila tutta rossa (per la prima volta nella stagione) con Kimi in pole, giro più veloce di Felipe Massa e doppietta con Raikkonen vincitore: perfetto insomma, piuccheperfetto. La direzione del Campionato sembra andare ormai, in ogni senso, verso la Ferrari ma la realtà delle corse riesce ancora una volta a superare la fantasia dell’immaginazione. E’ tempo di trasferte in estremo oriente e il Giappone è la prima tappa. Dopo 30 anni si torna al Fuji, la pista che negli anni 70 fu il teatro del “coraggio di avere paura” di Niki Lauda e della prima terribile acrobazia di Gilles Villeneuve. La domenica della gara piove, piove molto, sembra quasi il diluvio di Fuji 76 ma stavolta il maltempo non darà mai tregua per l’intera gara. Il buonsenso vorrebbe che tutte le scuderie si presentino in pista con gomme da bagnato extra, ed infatti sarà così per tutte eccetto che per le Ferrari che montano intermedie. La scelta, subito apparsa quantomeno bizzarra, non pagherà e lo si vede al via quando Massa, ancora una volta “vittima” della sua squadra, esce di pista al primo giro dietro la safety car, costretto, meglio tardi che mai, a rientrare ai box per il cambio gomme e seguito a breve dal compagno di squadra. Per Hamilton è il trionfo: pole position, giro veloce e vittoria mentre Raikkonen finisce terzo dietro ad un bellissimo Kovalainen che a fine stagione farà meglio del più blasonato compagno di scuderia Fisichella. La classifica parla chiaro: Hamilton 107 punti, Alonso 95, Raikkonen 90, Massa, ormai fuori dai giochi mondiali, 80 punti.

La Ferrari può sperare solo in un autentico miracolo; in pratica occorrerebbe, per citare una delle possibilità matematiche, che Raikkonen vincesse entrambi i GP successivi sperando che Alonso non vada oltre un secondo ed un terzo posto ma soprattutto che Hamilton non vada oltre un settimo ed un ottavo posto, roba quasi da ridere. Il tempo di rifiatare ed è gia Cina una settimana dopo. Hamilton parte in pole e sembra mantenere agevolmente la testa della corsa nonostante la pioggia incessante; dietro di lui Raikkonen, Massa ed Alonso iniziano una gara ad inseguimento con le Rosse che hanno “capito” quali gomme montare dopo la figuraccia in Giappone. Giro dopo giro Kimi è però sempre più nella scia di Lewis e a poco meno di 30 tornate dalla fine lo passa. Ma non è finita lì; l’andatura lenta di Hamilton anticipa la sua sosta ai box ma all’ingresso della corsia accade l’impensabile: Lewis è lento, molto lento, la vettura ai limiti dell’inguidabile, la pista pure; nemmeno pochi metri e l’inglese si ritrova impantanato nella ghiaia della corsia box; la sua gara è finita. Raikkonen ora è solo davanti a tutti ma soprattutto consapevole che il più grosso ostacolo fra lui ed il titolo mondiale piloti è fuori gioco per la prima volta nel Campionato.

Alonso riesce a finire davanti Massa ma tutti gli occhi della squadra Rossa e del mondo sono sulla Ferrari numero 6, quella di Kimi che ora vede un po’ più da vicino il sogno. L’imperativo categorico è adesso trasformare la delusione del 2006 in un grande sogno di gloria, il primo di Kimi, ma la strada per arrivarci è maledettamente difficile e la classifica parla chiaro: Hamilton 107 punti, Alonso 103, Raikkonen, 100. Numeri alla mano Kimi deve vincere anche in Brasile, Alonso non deve andare oltre il terzo posto, Hamilton non oltre il sesto. Si prospetta un finale di Campionato avvincente come non succedeva da anni.

Teatro dell’epilogo è Interlagos a San Paolo del Brasile il 21 ottobre. In pole c’è Massa, autorevole vincitore della scorsa edizione del GP del Brasile, ancora una volta intenzionato a dare gran spettacolo davanti al suo pubblico. Dietro c’è il pilota da battere, Hamilton, che il sabato aveva letteralmente soffiato a Raikkonen la seconda posizione per pochi centesimi. In quarta posizione l’altra McLaren di Alonso nel difficile doppio compito di portar via il titolo ai suoi due avversari: la Ferrari di Kimi ma soprattutto la McLaren di Hamilton, roba dei tempi di Prost e Senna. Pronti via ed è subito magia: Massa ha una partenza perfetta, mantiene la posizione e si mette subito in fuga sostenuto da più di centomila tifosi. Dietro Raikkonen effettua la partenza più bella della sua carriera “mangiandosi” in un boccone Hamilton che incredulo si ritrova dietro le due Rosse e soprattutto beffato da Alonso che lo passa. L’inglese della McLaren è chiaramente nervoso e tutto il carisma agonistico sembra sbriciolarsi proprio adesso che si decide tutto, proprio ora che la pressione su di lui è massima, proprio nel momento in cui c’è solo tutto da perdere.

La gara delle Ferrari inizia come da manuale ma purtroppo non basta perché la McLaren ha ancora in mano la regia del campionato piloti. Alla quarta curva l’impensabile; nella foga di tallonare Alonso, Hamilton va dritto e perde molte posizioni, ma il mondiale è ancora lì a portata di mano: basterà qualche sorpasso e la quinta piazza è ad un tiro di schioppo, niente di più facile per lui o no? Intanto in testa le Ferrari fanno segnare un’esaltante altalena di giri record, i tifosi Rossi di tutto il mondo stanno impazzendo ancora ignari di quello che sta per accadere. A circa 10 giri dal via le telecamere inquadrano la McLaren-Mercedes nr 2 di Hamilton ferma a bordo pista: impossibile, incredibile, paradossale, il mondiale di Hamilton sembra infrangersi come un bellissimo sogno interrotto al risveglio.

Ma non è finita. Il pilota ha in realtà “resettato” il delicato meccanismo del cambio elettronico della sua vettura riuscendo poi a riprendere il comando del mezzo, ma adesso è 18°! In questo momento Kimi avrebbe il titolo in mano se non fosse per l’ombra di Alonso, fermamente terzo e in attesa che un problema alle vetture di Maranello (che nel 2007 hanno fatto desiderare l’affidabilità d’altri tempi) lo porti a realizzare il suo di sogno, e per l’orgoglio di Massa che non sembra per nulla intenzionato a mollare la testa della gara. I giri passano, iniziano le soste ai box: Massa e Raikkonen non abbandonano la testa della loro lunga e perfetta marcia solitaria verso la speranza di un titolo che vacillerà fino alla fine.

Infatti, giro dopo giro l’inglese della McLaren è spietato con gli avversari recuperando posizione su posizione, ma sembra una scalata impossibile; ad ogni sosta ai box parte del vantaggio acquisito viene praticamente annullato ma la tenacia lo porta, ad un certo punto, in ottava posizione che vuol dire tornare in zona punti. In questo momento Alonso è quarto, Kimi secondo il che significa avere tre piloti in testa al mondiale con 108 punti ognuno: incredibile! Per la prima volta dopo tanti anni nel magico pomeriggio di San Paolo la F1 torna ad essere lo sport più seguito dalle televisioni di tutto il mondo. Fino alla fine non c’è certezza di vittoria per nessuno. Alonso infatti torna terzo, quindi è lui adesso il campione virtuale; alla Ferrari è tempo di decisioni, è necessario che sia Kimi a vincere la gara per ipotecare il titolo. Massa rientra per il terzo pit stop, Kimi invece rimane in pista e inizia ad inanellare giri pazzeschi. Ma c’è una gomma, la anteriore destra, che mostra segni di logorio, sembra una follia vedere Raikkonen che non rientra nonostante quel grosso rischio che tanto fa temere per l’esito del mondiale del finlandese che non vorrebbe di certo rivivere le sensazioni di Mansell in Australia nel 1986 quando lo scoppio di un pneumatico, palesemente usuarato, significò per l’inglese della Williams perdere un titolo già vinto.

Dopo tre giri al cardiopalma Kimi rientra e i tifosi Ferrari possono ora tirare un sospiro di sollievo anche se non è finita. Raikkonen rientra primo senza l’imbarazzo di dovere il favore a Massa; Alonso è sempre terribilmente terzo, e si sa che lo spagnolo è un osso durissimo da scrollarsi di dosso, non cederebbe per nessun motivo. Ed Hamilton? Complici alcuni ritiri, l’inglese ora è settimo, cioè a soli due punti dal titolo mondiale, ci può quindi ancora credere. Mancano cinque giri al termine e l’incantesimo Ferrari sembra spezzarsi quando Kubica e Rosberg, quinto e sesto, innescano un pericoloso duello ruota a ruota “utile” solo per il campionato della scuderie d’appartenenza. Per un istante le due vetture rischiano la collisione che significherebbe consegnare ad Hamilton un allora mondiale ormai insperato, spezzando le ali del mito Ferrari. Ma il destino delle corse ha ormai deciso, niente scontri, niente rotture o errori. Alle 19:40 ore italiane le bandiera a scacchi segna la fine di una gara bellissima e il finale di un Campionato indimenticabile. La Ferrari è meritatamente Campione del Mondo Piloti e Costruttori, la McLaren è sconfitta dalla pista e dalla sua tracotanza. La spy-story sembra lontana anni luce, il verdetto della pista parla più di qualunque tribunale e per una volta la realtà si immedesima in uno di quei film a lieto fine in cui i vessati hanno la meglio sui propotenti.

Sul podio Raikkonen ha la faccia del bambino ancora incredulo che non ha ben capito cosa è successo; forse gli passavano in mente i momenti bui della sua stagione quando era messo in dubbio, forse, il suo futuro nella Scuderia; ora è tutto cancellato, va bene così anche grazie al prezioso contributo di Massa che si è rivelato il più veloce in pista con le sue 6 pole position.

Dall’altra parte i grandi sconfitti: Ron Dennis chiuso nel silenzio di chi, consapevole del malfatto, accetta un po’ scorbuticamente la beffa della sorte, Alonso ormai ex campione del mondo con una stagione tormentata alle spalle ed un futuro incerto davanti. E poi Hamilton, il bambino prodigio che ha rotto il giocattolo nel momento più bello, forse nell’inconsapevole paura di trovarsi in una parte difficile da difendere, quella del primo esordiente campione del mondo di F1, traguardo per cui continuerà sicuramente a lottare però senza pesanti primati sulle spalle, con sacrificio, dedizione e il giusto apporto di esperienza che ha contraddistinto i grandi predecessori del passato.

Il mondiale 2007 si chiude così col 15mo titolo Costruttori e il 15mo Piloti per la Scuderia di Maranello e la consapevolezza che, una volta tanto, lo sport riesce ad avere il sopravvento sui giochi di potere in cui il Campionato sembrava sprofondare anche quando, a titolo assegnato, la FIA ha tentato goffamente di metterlo in discussione per un’improbabile storia di benzine fuori specifica in casa Williams e BMW, storia così cavillosa ed assurda che la stessa Federazione ne ha ammesso l’inesistenza ritenendo quasi ridicolo il ricorso McLaren. W la giustizia sportiva allora, quella della pista.

 

Testi di Giuseppe La Colla



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